«Neppure di notte il suo cuore trova riposo. […] Ma ho visto che anche questo viene dalla mano di Dio.»
Ecclesiaste 2:23–24 — traduzione del passo citato in albanese
Di che cosa sono fatte le nostre giornate? Lavoro, stanchezza, preoccupazioni… e spesso, anche di notte, la mente riparte da dove l’avevamo lasciata durante il giorno. Chiudiamo il negozio, usciamo dall’ufficio, finiamo il lavoro, ma dentro di noi tutto continua. Come farò domani? I soldi basteranno? Che cosa sarà della mia famiglia?
L’Ecclesiaste lo dice senza giri di parole: «Neppure di notte il suo cuore trova riposo.» Quanti di noi conoscono questa sensazione?
Ci lamentiamo del lavoro, non vediamo l’ora di finire e a volte cerchiamo perfino di evitarlo. Eppure, l’ironia è che passiamo proprio lavorando una parte così grande della nostra vita. Allora perché trattiamo il lavoro come se non facesse parte della nostra vita? Perché aspettiamo che la vita cominci soltanto quando abbiamo finito di lavorare?
E per noi credenti ho un’altra domanda: perché separiamo il lavoro da Dio?
Ti sei mai chiesto dove sia Dio nel tuo lavoro? Non soltanto quando hai un problema e Gli chiedi aiuto, ma anche quando prendi una decisione, parli con un cliente, affronti un collega difficile o lavori senza che nessuno ti controlli.
Come pastore, credo di dover rivolgere questa domanda anche a me stesso. Abbiamo l’incontro della domenica, lo studio biblico del giovedì e gli altri servizi. Ma le persone che abbiamo davanti trascorrono molto più tempo al lavoro che nei nostri incontri. Le stiamo aiutando a vivere la fede anche lì?
La dott.ssa K. Shelette Stewart esprime bene questo pensiero: «Non abbiamo una vita personale e una vita professionale; abbiamo UNA vita.» E questo mi fa riflettere: è la stessa vita che abbiamo affidato a Cristo. Anche il lunedì mattina. Anche quando siamo stanchi. Anche quando abbiamo bisogno di soldi.
Ciò che l’Ecclesiaste comprende in questo passo è che anche la gioia nella nostra fatica viene dalla mano di Dio. Il pane che mangiamo, il lavoro che facciamo e la possibilità di godere di ciò che abbiamo sono doni che spesso diamo per scontati.
Questo non significa che il lavoro diventi facile o che ogni ingiustizia debba essere sopportata in silenzio. Significa che Dio ha un posto anche lì.
Quando lavori con onestà, mantieni la parola, non cerchi scorciatoie a spese degli altri e ti prendi cura delle persone, la tua fede diventa visibile. E quando ti fermi per riposare, riconosci che non tutto dipende da te.
Domani, prima di iniziare a lavorare, prova a cominciare con questa preghiera:
«Signore, aiutami a ricordarmi di Te anche qui. Nel mio lavoro, nelle mie decisioni e nel modo in cui tratto le persone. Insegnami a lavorare con onestà e a godere con gratitudine di ciò che mi doni.»
Perché anche questa parte della nostra vita appartiene a Lui.
La citazione della dott.ssa K. Shelette Stewart è tradotta da Connect Your Career with Your Calling.